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Ben Whittaker batte Conor Wallace: paura nel 12° round

Ben Whittaker batte Conor Wallace ai punti a Birmingham, ma rischia nel 12° round tra tre cadute non contate e polemiche sull’arbitraggio.

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Ben Whittaker batte Conor Wallace: paura nel 12° round

Whittaker batte Wallace, ma che paura nel finale: tre volte a terra nel 12° round

Ben Whittaker supera Conor Wallace ai punti al termine di dodici round all’Utilita Arena di Birmingham e vince l’eliminatoria finale IBF dei pesi mediomassimi, conservando anche il WBC Silver. Ma quello che sembrava destinato a essere un successo relativamente tranquillo si è trasformato negli ultimi minuti in una vera battaglia per arrivare alla campana finale.

I giudici hanno premiato il britannico con verdetto unanime: 117-111, 116-112 e 115-113. Un risultato complessivamente comprensibile per quanto visto nell’arco dell’intero incontro, soprattutto considerando il vantaggio accumulato da Whittaker nelle prime nove riprese, ma il finale ha inevitabilmente lasciato spazio alle discussioni.

Whittaker ha iniziato facendo quello che gli riesce meglio: controllare la distanza, muoversi molto, colpire rapidamente e costringere Wallace a inseguirlo. Jab al corpo e al volto, riflessi, cambi di angolo e anche qualche momento del solito showboating hanno caratterizzato una prima parte dell’incontro durante la quale Wallace, pur senza subire danni particolarmente pesanti, non riusciva quasi mai a imporre la propria boxe.

Il nordirlandese di Newry, da anni di base a Brisbane, in Australia, mancino e fisicamente molto solido, ha però avuto un grande merito: non è mai uscito dal match.

E alla decima ripresa qualcosa è cambiato.

Wallace ha iniziato finalmente a trovare Whittaker con il diretto sinistro, aumentando contemporaneamente la pressione. Il britannico, fino a quel momento estremamente mobile, ha cominciato ad apparire meno brillante sulle gambe e molto più disponibile a farsi raggiungere.

Nelle battute finali il vantaggio di Whittaker ha iniziato così a ridursi, ma è stato soprattutto il dodicesimo round a trasformare completamente la percezione dell’incontro.

Un ultimo round che farà discutere

Wallace ha colpito Whittaker quasi immediatamente con il sinistro e da quel momento il britannico si è trovato costretto soprattutto a sopravvivere.

Whittaker ha cercato ripetutamente il clinch, è apparso in evidente difficoltà e ha toccato il canvas tre volte nel corso della ripresa. L’arbitro Kieran McCann non ha però conteggiato nessuna delle tre situazioni come knockdown.

Non tutte sono interpretabili allo stesso modo.

In almeno un'occasione Whittaker, nel tentativo di legare l'avversario, è finito a terra trascinando Wallace con sé. In altre il confine tra perdita d’equilibrio, clinch e caduta provocata dall'azione offensiva del nordirlandese è decisamente più discutibile.

Resta però difficile guardare quell’ultimo round senza avere almeno qualche dubbio.

Whittaker era in grossa difficoltà, Wallace continuava ad attaccare e almeno una delle cadute avrebbe potuto portare a un conteggio. Una gestione arbitrale che ha inevitabilmente alimentato le discussioni dopo l'incontro.

Wallace, probabilmente, avrà soprattutto un rimpianto: essersi acceso troppo tardi.

Per gran parte del match ha lasciato a Whittaker il controllo dell’incontro senza prendersi abbastanza rischi. Quando ha finalmente aumentato pressione e volume, ha mostrato che il britannico poteva essere messo in difficoltà anche in maniera importante.

Ma contro un avversario che aveva già accumulato un vantaggio così ampio sui cartellini, il finale non è bastato.

Whittaker vince, ma emergono nuovi dubbi

Il successo porta il record di Whittaker a 13 vittorie, nessuna sconfitta e un pareggio (13-0-1, 9 KO), mentre Wallace scende a 17-2.

Sulla carta è il risultato più importante della carriera professionistica del britannico: Whittaker ha completato per la prima volta l'intera distanza delle dodici riprese e soprattutto ha vinto un’eliminatoria mondiale IBF che lo mette in posizione per una futura sfida al campione.

Paradossalmente, però, il match potrebbe aver generato più domande che risposte.

Per nove riprese Whittaker ha dimostrato ancora una volta di essere un pugile tecnicamente molto dotato, difficile da leggere e capace di boxare con grande naturalezza quando riesce a mantenere l’incontro sul proprio ritmo.

Quando Wallace è riuscito a trasformarlo in un combattimento più fisico, aumentare la pressione e costringerlo a lavorare sotto fatica, il quadro è cambiato radicalmente.

Il suo allenatore Andy Lee ha rivelato dopo il match che Whittaker aveva avuto il Covid circa una settimana prima dell’incontro, circostanza che potrebbe in parte spiegare il crollo atletico del finale.

Una spiegazione plausibile, ma che non cancella quello che si è visto sul ring.

Lo stesso Whittaker, peraltro, ha evitato di utilizzare la malattia come alibi, riconoscendo invece di aver perso concentrazione dopo aver trovato il combattimento troppo semplice nella prima parte.

Anche Eddie Hearn ha riconosciuto quanto fosse critica la situazione negli ultimi minuti, descrivendo Whittaker come praticamente aggrappato al match pur di arrivare alla fine.

Nonostante la vittoria e la posizione conquistata nella classifica IBF, Whittaker ha immediatamente aperto alla possibilità di affrontare nuovamente Wallace.

E forse non sarebbe una cattiva idea.

Prima di mettere Whittaker davanti ai migliori mediomassimi del mondo, un secondo incontro contro Wallace potrebbe dire molto di più sul reale livello raggiunto dal britannico rispetto alle nove riprese relativamente tranquille viste sabato sera.

Whittaker ha vinto il match.

Ma Wallace, nel finale e soprattutto in quei drammatici ultimi tre minuti, ha mostrato che il “Surgeon” può essere messo seriamente in difficoltà.

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