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Mayweather: «Mi hanno rubato 550 milioni». Le accuse e le cause milionarie

Floyd Mayweather sostiene che gli siano stati sottratti 550 milioni di dollari: le cause contro Showtime, il caso Rechnitz e il possibile match con Ryan Garcia.

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Mayweather: «Mi hanno rubato 550 milioni». Le accuse e le cause milionarie

Mayweather: «Mi hanno rubato 550 milioni di dollari». E ora vuole tornare sul ring

L'ex campione imbattuto sostiene che due persone di cui si fidava gli abbiano sottratto una fortuna. Una causa contro Showtime, un'altra ritirata poche settimane fa e la possibilità di affrontare Ryan Garcia. Ma dietro le dichiarazioni di "Money" c'è una vicenda decisamente più complicata.

Floyd Mayweather ha costruito buona parte della propria immagine pubblica attorno al denaro. Ville lussuose, automobili costosissime, orologi da milioni di dollari e mazzette di banconote esibite sui social: il soprannome "Money" non è certo nato per caso. Eppure, proprio lui, uno degli sportivi più pagati della storia, sostiene di essere stato truffato per la bellezza di 550 milioni di dollari.

La clamorosa dichiarazione è arrivata il 20 ottobre 2026, durante un'intervista al PBD Podcast di Patrick Bet-David. Mayweather, oggi 49enne e ritiratosi dal pugilato professionistico nel 2017 con un record immacolato di 50 vittorie e nessuna sconfitta, ha raccontato di aver scoperto che una parte consistente dei guadagni accumulati in carriera sarebbe finita nelle tasche di persone alle quali aveva affidato la gestione dei propri affari.

E non stiamo parlando di qualche investimento sbagliato o di spese folli, per quanto queste ultime non siano mai mancate nella vita dell'ex campione. Secondo Mayweather, si tratterebbe di vere e proprie sottrazioni di denaro, favorite da rapporti di fiducia durati anni.

550 milioni di dollari: le accuse ad Al Haymon e Showtime

Nel corso dell'intervista, Mayweather ha parlato di due persone distinte: una che avrebbe sottratto circa 350 milioni di dollari e un'altra, che considerava un amico, responsabile della scomparsa di ulteriori 200 milioni.

La prima vicenda riguarda Al Haymon, il potentissimo manager e consulente che per circa vent'anni ha seguito gli interessi economici del pugile, e Showtime, l'emittente televisiva che ha trasmesso alcuni dei match più redditizi della storia della boxe.

Nel febbraio 2026 Mayweather ha presentato una causa civile contro Showtime Networks e Stephen Espinoza, ex presidente di Showtime Sports, chiedendo il recupero di almeno 340 milioni di dollari, oltre a ulteriori danni.

Secondo quanto riportato nella denuncia, somme che avrebbero dovuto essere versate direttamente al pugile o alla Mayweather Promotions sarebbero state dirottate su conti controllati da Haymon o da persone a lui riconducibili.

Mayweather sostiene inoltre che alcuni documenti contabili relativi ai suoi incontri più importanti sarebbero risultati inaccessibili quando, nel 2024, il suo nuovo gruppo di consulenti ne aveva richiesto la consultazione. Secondo la ricostruzione contenuta nella causa, gli sarebbe stato risposto che parte della documentazione era andata perduta in un'alluvione oppure era conservata altrove.

Tra le somme contestate figurano anche 20 milioni di dollari che, secondo il pugile, Showtime gli dovrebbe ancora per il match del 2015 contro Andre Berto.

Per comprendere le dimensioni della vicenda basta ricordare che gli incontri con Manny Pacquiao e Conor McGregor hanno generato incassi giganteschi, contribuendo a fare di Mayweather una vera e propria industria dello sport. Secondo le cifre riportate nell'atto, il pugile avrebbe guadagnato circa 1,2 miliardi di dollari attraverso le borse dei propri combattimenti.

Al Haymon, che Mayweather considerava quasi una figura paterna, viene indicato nella denuncia come il principale responsabile del presunto sistema di distrazione dei fondi. Curiosamente, però, Haymon non figura tra i convenuti di questa specifica causa, che è rivolta direttamente contro Showtime ed Espinoza.

Naturalmente, è importante distinguere le accuse dai fatti accertati. La vicenda è ancora oggetto di un procedimento giudiziario e Paramount, società alla quale fa capo Showtime, ha respinto categoricamente le contestazioni, definendole prive di fondamento legale e fattuale.

L'amico fidato e i 200 milioni: il caso Jona Rechnitz

La seconda parte del racconto di Mayweather riguarda un uomo che, secondo le sue parole, gli sedeva accanto, si comportava da amico e lo aiutava nella gestione degli affari. Una persona che, a suo dire, gli avrebbe sottratto altri 200 milioni di dollari.

Diversi resoconti giornalistici hanno collegato questa vicenda a Jona Rechnitz, ex consulente finanziario dell'ex campione, anche se nell'intervista Mayweather non ne pronuncia esplicitamente il nome in quel passaggio.

Il collegamento non è casuale.

Nel maggio 2026 Mayweather aveva infatti intentato una causa da almeno 175 milioni di dollari contro Rechnitz, Ayal Frist e altri ex soci, accusandoli di frode e di aver approfittato della fiducia riposta in loro nella gestione di investimenti immobiliari, beni di lusso e altre operazioni finanziarie.

Appena un anno prima, durante un evento dedicato agli investimenti immobiliari, Mayweather aveva dichiarato pubblicamente di fidarsi di Rechnitz al cento per cento.

Una fiducia particolarmente significativa, considerando che Rechnitz nel 2016 si era dichiarato colpevole di cospirazione per frode telematica (honest-services wire fraud), nell'ambito di inchieste su episodi di corruzione a New York che coinvolgevano anche funzionari pubblici e membri della polizia. Si trattava di vicende completamente separate dai rapporti con Mayweather, nelle quali Rechnitz aveva successivamente collaborato con la giustizia.

La questione assume contorni ancora più curiosi se consideriamo che il 24 settembre 2026, meno di un mese prima dell'intervista, Mayweather ha ritirato la causa da 175 milioni.

La rinuncia è avvenuta without prejudice, una formula che gli consente di presentare nuovamente le richieste in futuro.

Le controparti hanno sempre respinto le accuse. Rechnitz, in particolare, ha sostenuto che Mayweather avrebbe abbandonato il procedimento proprio prima della scadenza concessa alla difesa per presentare documenti che, secondo l'ex consulente, avrebbero contraddetto le accuse contenute nella denuncia.

Si tratta, naturalmente, della versione di Rechnitz, non di conclusioni accertate da un tribunale.

Ed è qui che le cifre meritano qualche attenzione.

I 350 e 200 milioni dichiarati a voce da Mayweather non coincidono con i 340 e 175 milioni richiesti nei due procedimenti. Questi ultimi ammontano complessivamente ad almeno 515 milioni di dollari, non 550. Non sappiamo quanto le diverse stime siano sovrapponibili, né se gli importi comprendano tutte le operazioni contestate.

Insomma, 550 milioni di dollari rappresentano la cifra denunciata pubblicamente da Mayweather, non una somma che un tribunale abbia già accertato come sottratta.

Il ritorno sul ring: Ryan Garcia vuole mettere in gioco il 50-0

Come se non bastassero i problemi giudiziari, Mayweather è tornato a far parlare di sé anche per questioni decisamente più familiari: quelle che si risolvono, almeno in teoria, con un paio di guantoni.

Il 21 ottobre Ryan Garcia, attuale campione mondiale WBC dei pesi welter, ha annunciato sui propri profili social di aver raggiunto un accordo verbale per affrontare Mayweather in un incontro ufficiale a 147 libbre, circa 66,7 chilogrammi.

Secondo Garcia, non si tratterebbe di una semplice esibizione, ma di un vero match professionistico, con il titolo mondiale in palio e soprattutto con l'imbattibilità di Mayweather a rischio.

Il 28enne, reduce dalla conquista della cintura contro Mario Barrios e dalla successiva difesa vittoriosa contro Conor Benn, ha pubblicato anche un'immagine di una videochiamata con l'ex campione, sostenendo che entrambi avrebbero accettato la sfida.

L'annuncio ha inevitabilmente acceso l'interesse degli appassionati, ma prima di immaginare il ritorno del leggendario 50-0 contro un campione in attività sarà meglio usare una certa prudenza.

Al momento, infatti, Mayweather non ha confermato pubblicamente l'accordo e il WBC non ha annunciato di aver autorizzato l'incontro come match valido per il titolo. Non risultano neppure contratti definitivi, una data, una sede o un'emittente televisiva.

Lo stesso Guadalupe Valencia, avvocato e consulente di Garcia, ha successivamente chiarito a The Ring che si lavorerà per organizzare l'incontro quando Mayweather sarà libero dagli altri impegni. Ha inoltre ribadito che l'interesse è esclusivamente per un combattimento professionistico, non per un'esibizione, con il 50-0 dell'ex campione effettivamente in palio.

Valencia si è spinto persino a prevedere che l'incontro potrebbe battere ogni record di incassi e di pubblico nella storia del pugilato. Un'affermazione decisamente ambiziosa, peraltro non accompagnata da cifre o accordi commerciali già annunciati.

Del resto, nel mondo della boxe le dichiarazioni promozionali sono spesso spettacolari almeno quanto i combattimenti. E non sempre si trasformano in realtà.

Da Mike Tyson a Pacquiao: troppi incontri, poche certezze

Il ritorno di Mayweather al pugilato professionistico era già stato annunciato nei primi mesi del 2026, insieme a una serie di appuntamenti di enorme richiamo commerciale.

Tra questi figurava una rivincita contro Manny Pacquiao, prevista inizialmente per il 19 settembre a Las Vegas e destinata alla trasmissione su Netflix. L'incontro, però, non si è disputato e il suo futuro rimane incerto.

Il problema non riguarda soltanto la disponibilità dei pugili.

Nel giugno 2026 la società CSI Sports Events ha avviato una causa contro Mayweather, chiedendo la restituzione di 4,65 milioni di dollari versati come anticipi per l'organizzazione di incontri con Pacquiao e Mike Tyson.

Secondo CSI, Mayweather avrebbe violato accordi di esclusiva stipulando intese con altri soggetti, tra cui la società EverWonder, coinvolta nella produzione della rivincita con Pacquiao destinata a Netflix.

Nella controversia è finita anche un'esibizione contro il kickboxer greco Mike Zambidis, inizialmente programmata ad Atene per il 27 giugno e poi cancellata durante il procedimento giudiziario. CSI sosteneva infatti che il contratto impedisse a Mayweather di disputare altri incontri prima di aver rispettato gli impegni presi per l'esibizione contro Tyson.

Nel frattempo, proprio l'incontro con Mike Tyson era stato rinviato a causa di un infortunio alla mano dell'ex campione dei pesi massimi. Mayweather ha indicato dicembre 2026 come possibile periodo per disputarlo, ma la data definitiva e l'effettiva realizzazione dell'evento restano da confermare.

C'è poi un ulteriore elemento da considerare: Garcia aveva già avviato colloqui con Teofimo Lopez per un possibile incontro di unificazione dei titoli mondiali nel 2027.

Secondo quanto riferito dal giornalista Mike Coppinger di The Ring, le trattative sarebbero in fase avanzata, con l'obiettivo di organizzare l'incontro nel primo trimestre del prossimo anno. Altri resoconti descrivono invece discussioni ancora preliminari, mentre lo stesso Lopez ha indicato maggio 2027 come un periodo particolarmente favorevole.

Anche in questo caso, comunque, non risultano contratti definitivi né una data ufficiale. Inoltre, Lopez deve fare i conti con gli obblighi imposti dalla WBA per la difesa del proprio titolo contro Jack Catterall, una questione che potrebbe complicare ulteriormente l'eventuale unificazione.

Difficile, insomma, considerare il confronto Garcia-Mayweather qualcosa di più di un progetto ancora in fase di discussione.

E anche qualora le parti riuscissero a trovare un accordo, resterebbero da risolvere questioni sportive e regolamentari tutt'altro che secondarie.

Un conto è organizzare un'esibizione tra due leggende ormai lontane dal proprio periodo migliore; ben altro sarebbe rimettere Mayweather, prossimo ai cinquant'anni, davanti a un campione mondiale di 28 anni, in un incontro valido per il record professionistico.

Il talento difensivo, l'intelligenza tattica e la capacità di adattamento che hanno reso Floyd uno dei pugili più difficili da battere della storia non sono in discussione. Il problema è capire quanto di quelle qualità possa ancora essere espresso dopo quasi dieci anni lontano dal pugilato agonistico.

E soprattutto, quanto Mayweather abbia davvero intenzione di rischiare.

Per anni "Money" ha rappresentato il pugile capace non soltanto di vincere sul ring, ma anche di controllare il business che gli ruotava attorno, trasformando ogni combattimento in un evento da milioni di dollari.

Oggi, almeno secondo il suo racconto, scopriamo che proprio dietro le quinte di quell'impero potrebbero essersi consumate alcune delle sue sconfitte più pesanti.

Sul ring nessuno è mai riuscito a batterlo. Fuori, a quanto pare, la questione è ancora tutta da chiarire.

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