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Fury-Joshua, il match atteso da dieci anni è già a rischio: cosa sta succedendo davvero

Tyson Fury vs Anthony Joshua è ufficiale per l'11 dicembre a Cardiff, ma il match è già in bilico: contratti, Dana White e lo scontro con Hearn.

Fury-Joshua, il match atteso da dieci anni è già a rischio: cosa sta succedendo davvero

Annunciato ufficialmente per l’11 dicembre a Cardiff, il superfight tra Tyson Fury e Anthony Joshua è tornato in bilico appena 48 ore dopo. Al centro della tempesta, il ruolo di Dana White, lo scontro con Eddie Hearn e contratti che sembrano raccontare storie diverse.

Ci sono voluti più di dieci anni per rendere ufficiale Tyson Fury contro Anthony Joshua. Sono bastate meno di 48 ore per tornare a chiedersi se i due saliranno davvero sul ring.

Giovedì 24 settembre è arrivato finalmente l’annuncio che il pugilato britannico aspettava da anni: Tyson Fury e Anthony Joshua si affronteranno venerdì 11 dicembre al Principality Stadium di Cardiff, con diretta mondiale su Netflix. Fury arriva all’appuntamento con un record di 36 vittorie, due sconfitte e un pareggio, Joshua con 30 vittorie e quattro sconfitte. Due ex campioni del mondo dei pesi massimi, 66 vittorie e 52 KO complessivi, finalmente uno di fronte all’altro.

Sembrava la fine di una telenovela infinita.

Era soltanto l’inizio di un’altra.

Fury-Joshua è ancora ufficiale. Ma qualcosa non torna

La prima cosa da chiarire è semplice: al momento Fury-Joshua non è stato cancellato.

Netflix continua a presentarlo ufficialmente per l’11 dicembre, il match compare ancora nella programmazione e Fury e Joshua sono attesi a Londra il 30 settembre per la prima conferenza stampa. Il Principality Stadium resta la sede annunciata e la piattaforma americana trasmetterà l’evento in tutto il mondo senza un ulteriore costo pay-per-view per gli abbonati.

Eppure, a sole due giornate dall’annuncio, una delle persone coinvolte nell’organizzazione del match è stata interrogata sulla possibilità che Fury-Joshua si disputi davvero.

La risposta di Dana White è stata tanto breve quanto poco rassicurante:

“I don’t know”.

Non lo so.

White ha ammesso inoltre di non sapere se la conferenza stampa prevista per mercoledì si svolgerà regolarmente. Una risposta pesante, considerando che il suo nome compare nell’annuncio ufficiale dell’evento e che lui stesso continua a ribadire di essere coinvolto nella sua organizzazione.

Come si è arrivati qui?

Il problema si chiama Dana White. O Eddie Hearn, a seconda di chi lo racconta

L’annuncio ufficiale di Netflix contiene un dettaglio fondamentale.

L’evento viene presentato come realizzato con The Ring di Turki Alalshikh e Dana White. Non vengono invece indicati come organizzatori principali né Matchroom Boxing di Eddie Hearn, storico promoter di Joshua, né Queensberry Promotions di Frank Warren, legata da anni a Fury.

Ed è qui che la situazione è esplosa.

Hearn sostiene da tempo che, in base agli accordi sottoscritti dalla parte di Anthony Joshua, Dana White non possa avere un ruolo promozionale nel combattimento. Quando il comunicato Netflix ha indicato invece White tra le figure centrali dell’evento, il promoter britannico ha commentato ironicamente che Netflix evidentemente “non aveva ricevuto il memo”.

White racconta una storia completamente diversa.

Il boss di UFC e Zuffa Boxing sostiene di essere coinvolto nel progetto da mesi e, intervistato da Sky Sports il giorno dopo l’annuncio, ha ribadito senza mezzi termini che il comunicato parla da solo. Alla domanda su chi potesse impedirgli di partecipare all’organizzazione dell’evento, la sostanza della sua risposta è stata altrettanto chiara: nessuno.

La rivalità tra Hearn e White non nasce questa settimana. I due si scontrano pubblicamente da mesi sull’ingresso di Zuffa Boxing nel mercato e proprio Fury-Joshua è diventato progressivamente uno dei principali terreni di battaglia.

Il problema è che questa volta in mezzo non ci sono soltanto dichiarazioni e provocazioni.

Ci sono dei contratti.

Prima Cardiff, poi il promoter: una trattativa che non riesce a trovare pace

La sede dell’incontro aveva già rischiato di far saltare tutto.

La parte di Joshua ha sempre sostenuto che il combattimento dovesse disputarsi nel Regno Unito. Dall’altra parte erano state valutate diverse alternative, compreso il Madison Square Garden di New York, mentre Fury aveva più volte accusato pubblicamente Joshua di rallentare la conclusione dell’accordo.

Alla fine il compromesso era sembrato perfetto: Cardiff.

Il Principality Stadium consente di disputare un grande evento britannico anche nel mese di dicembre grazie al tetto retrattile e permette allo stesso tempo a Netflix di lavorare su un orario compatibile con il pubblico americano.

Superato il problema della sede, sembrava non esserci più nulla in grado di impedire il match.

Poi è arrivato il comunicato con il nome di Dana White.

E soprattutto è diventato sempre più evidente un particolare che accompagna questa trattativa da mesi: Fury e Joshua non avrebbero sottoscritto due contratti perfettamente speculari.

Lo si era già intuito pochi giorni prima dalla questione dei controlli antidoping. Joshua aveva pubblicato una comunicazione VADA relativa alla necessità di ottenere le informazioni di Fury per avviare il programma di testing. Hearn aveva però successivamente chiarito che non stava accusando Fury di alcuna irregolarità: semplicemente, l’accordo di Joshua prevedeva l’inizio dei controlli dalla firma del contratto, mentre quello di Fury apparentemente non conteneva lo stesso obbligo negli stessi termini.

Un’anomalia che, vista oggi, assume un significato più ampio.

Due fighter hanno firmato per affrontarsi. Ma non necessariamente hanno firmato le stesse condizioni.

Fury attacca: “Joshua e Hearn vogliono tirarsi indietro”

Sabato mattina Tyson Fury ha fatto quello che Tyson Fury fa meglio anche quando non ha i guantoni: ha acceso la miccia.

Attraverso i propri canali social ha accusato Anthony Joshua ed Eddie Hearn di voler uscire dall’accordo e ha indicato proprio l’ego del promoter di Matchroom come causa della nuova crisi.

Fury sostiene inoltre che Turki Alalshikh starebbe già valutando possibili avversari alternativi nel caso in cui Joshua non combattesse.

Sono però, almeno per ora, accuse di Fury.

Joshua non ha annunciato il proprio ritiro dall’incontro. Matchroom non ha comunicato la cancellazione del match. Netflix continua a pubblicizzarlo. Non esiste un nuovo avversario ufficiale e non esiste una comunicazione che dichiari decaduto l’accordo.

È una distinzione fondamentale in una vicenda nella quale trash talking, negoziazioni contrattuali e comunicazione promozionale stanno ormai diventando difficili da separare.

E Fury, del resto, poche ore prima che scoppiasse la crisi parlava di Joshua in termini completamente diversi: un semplice “stepping stone”, un gradino da superare prima di provare ad affrontare per la terza volta Oleksandr Usyk, promettendo di chiudere il match entro sette round.

Ventiquattro ore dopo, non era più sicuro di avere un avversario.

Una storia già vista

Per chi segue questa rivalità da anni, la sensazione di déjà-vu è inevitabile.

Fury-Joshua sembrava vicino a diventare realtà già nel 2021, quando i due erano ancora al vertice della divisione e si parlava di un incontro per stabilire il campione indiscusso dei pesi massimi.

A far crollare il progetto fu Deontay Wilder, che vinse l’arbitrato attraverso il quale ottenne il diritto al terzo match contro Fury. Joshua, pochi mesi dopo, perse i propri titoli contro Oleksandr Usyk.

Fine del superfight.

Nel frattempo entrambi hanno affrontato Usyk due volte ed entrambi hanno perso due volte. Le cinture sono passate di mano, le carriere hanno preso strade diverse e quello che avrebbe dovuto essere il match per stabilire il miglior peso massimo del pianeta si è trasformato in qualcosa di differente.

Forse persino di più personale.

Fury e Joshua non combattono oggi per l’imbattibilità, né per stabilire chi possiede tutte le cinture della divisione. Combattono per una rivalità che ha attraversato un’intera generazione del pugilato britannico.

Ed è proprio questo, probabilmente, a renderla ancora enorme.

Cardiff aspetta. Il 30 settembre potrebbe dirci molto

A oggi il prossimo appuntamento realmente importante non è l’11 dicembre.

È mercoledì 30 settembre.

Netflix continua ad annunciare per quella data la presenza di Fury e Joshua a Londra per la conferenza stampa ufficiale.

Se entrambi saliranno sul palco, si guarderanno finalmente negli occhi e inizierà la macchina promozionale, molte delle tensioni delle ultime ore potrebbero essere derubricate all’ennesima battaglia politica e commerciale dietro uno dei più grandi eventi del pugilato contemporaneo.

Se quella conferenza stampa non dovesse invece svolgersi, o uno dei due fighter non dovesse presentarsi, la situazione assumerebbe inevitabilmente un peso completamente diverso.

Dana White ha detto di non sapere se il match si farà.

Eddie Hearn sostiene che White non dovrebbe esserci.

White sostiene esattamente il contrario.

Fury accusa Hearn e Joshua di voler far saltare tutto.

Joshua, per il momento, non ha annunciato alcun passo indietro.

E Netflix continua a vendere Fury-Joshua come una realtà.

Dieci anni di trattative, rivalità, occasioni perse e ritorni di fiamma hanno finalmente prodotto una data, uno stadio e un annuncio ufficiale.

Il match esiste. Ora deve riuscire ad arrivare sul ring.

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Un servizio di Allart Softworks di Yuri Tommaso Refolo