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Canelo Álvarez batte Christian Mbilli e torna campione WBC

Canelo Álvarez batte Christian Mbilli ai punti a Riad e riconquista il titolo WBC dei supermedi. Una vittoria di tecnica ed esperienza, con Crawford sullo sfondo.

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Canelo Álvarez batte Christian Mbilli e torna campione WBC

Canelo batte Mbilli e torna campione WBC: Crawford resta il conto aperto

Saúl “Canelo” Álvarez è di nuovo campione del mondo. Il messicano ha battuto Christian Mbilli ai punti al termine di dodici round alla Kingdom Arena di Riad, in Arabia Saudita, riconquistando la cintura WBC dei pesi supermedi che aveva perso nel settembre 2025 contro Terence Crawford. Il verdetto è stato unanime: 115-112, 116-111 e 117-110. Nessun KO, nessuna impresa al limite della sopravvivenza, ma una vittoria netta, costruita con pazienza e intelligenza pugilistica contro un avversario più giovane, aggressivo e fino a sabato imbattuto.

A 36 anni, dopo tredici mesi lontano dal ring e un intervento chirurgico al gomito, Canelo porta il proprio record a 64 vittorie, 3 sconfitte e 2 pareggi, con 39 KO. Mbilli, 31 anni, incassa invece la prima sconfitta della carriera professionistica e scende a 29-1-1, con 24 successi prima del limite.

Per il messicano non è soltanto una cintura ritrovata. È la risposta, piuttosto convincente, a chi dopo la sconfitta contro Crawford cominciava a chiedersi se il suo tempo ai vertici della Nobile Arte fosse definitivamente scaduto.

Mbilli attacca, Canelo aspetta. E alla lunga presenta il conto

Sulla carta, Christian Mbilli sembrava avere le caratteristiche per creare parecchi problemi al veterano messicano. Nato in Camerun, francese di nazionalità e cresciuto pugilisticamente in Canada, il campione WBC aveva costruito la propria reputazione su una pressione costante, combinazioni potenti e un volume di colpi decisamente superiore alla media della categoria.

Il titolo mondiale lo aveva ereditato a gennaio, dopo essere stato promosso da campione ad interim a titolare della cintura WBC rimasta vacante. Nel giugno 2025 aveva liquidato Maciej Sulęcki al primo round, mentre tre mesi dopo aveva dato vita a una durissima battaglia con Lester Martínez, conclusa con un pareggio.

Contro Canelo, però, quella stessa aggressività si è trasformata progressivamente in un problema.

Mbilli ha provato fin dalle prime riprese a prendere l'iniziativa, lavorando a raffiche e cercando di costringere Álvarez alle corde. In alcuni momenti è riuscito anche a imporre il proprio ritmo, ma senza trovare con continuità i colpi puliti necessari a mettere davvero in difficoltà il messicano.

Canelo, dal canto suo, non aveva nessuna intenzione di trasformare il match in una rissa. Guardia compatta, pochi movimenti superflui, jab per interrompere le entrate dell'avversario e contrattacchi precisi appena Mbilli lasciava uno spiraglio. Un pugilato essenziale, a tratti poco spettacolare, ma tremendamente efficace.

Dalla sesta ripresa la differenza tecnica è diventata sempre più evidente. I colpi al corpo hanno cominciato a pesare, le combinazioni di Mbilli si sono fatte meno frequenti e Canelo ha trovato con maggiore regolarità la distanza giusta per colpire senza esporsi. Nel settimo round un montante ha fatto vacillare il francese, che è comunque riuscito a rimanere in piedi.

L'ottava ripresa ha portato anche un episodio discusso: l'arbitro Hector Afu ha sottratto un punto a Mbilli per un colpo alla nuca. La decisione, arrivata dopo le proteste di Álvarez, ha suscitato alcune critiche, ma non ha determinato l'esito dell'incontro. Anche senza quella penalizzazione, tutti e tre i cartellini sarebbero rimasti favorevoli al messicano.

Negli ultimi round Mbilli ha continuato a cercare il varco, senza però ritrovare l'efficacia mostrata nelle fasi iniziali. Canelo ha amministrato il vantaggio con esperienza, conservando lucidità fino all'ultima campana.

Il risultato racconta una vittoria abbastanza chiara. Ma è soprattutto il modo in cui è arrivata a meritare attenzione.

La differenza tra tirare pugni e metterli a segno

Prima del match, i numeri descrivevano due pugili quasi agli antipodi. Negli incontri analizzati da CompuBox, Mbilli aveva fatto registrare una media di circa 78 colpi portati per round, contro i 35 di Canelo. Un vantaggio enorme in termini di volume, almeno sulla carta.

A Riad la situazione si è capovolta sul piano dell'efficacia. Secondo i dati CompuBox riportati da The Ring, Canelo ha messo a segno 158 colpi contro i 117 dell'avversario, pur lavorando con un volume inferiore. Il francese, abituato a sommergere i rivali di combinazioni, è stato costretto a rallentare, cercare altre soluzioni e, soprattutto, fare i conti con la precisione dei contrattacchi.

È probabilmente qui che si è decisa la sfida. Non nella maggiore potenza del singolo colpo, né nella resistenza fisica, ma nella capacità di Álvarez di togliere a Mbilli ciò che lo aveva reso pericoloso fino a quel momento.

Canelo non ha combattuto al ritmo del suo avversario. Ha costretto l'avversario a combattere al proprio.

Non è stata una delle serate più spettacolari della sua carriera, ma pretendere che ogni incontro di alto livello sia una guerra senza esclusione di colpi significa dimenticare una parte fondamentale del pugilato. Quella in cui la tecnica serve soprattutto a impedire all'altro di fare ciò che sa fare meglio.

Il ritorno dopo Crawford e una carriera che non vuole finire

La vittoria assume un peso ancora maggiore se ripensiamo a quanto accaduto nel settembre 2025.

Contro Terence Crawford, Álvarez aveva perso per decisione unanime l'incontro che avrebbe dovuto rappresentare un'altra consacrazione della sua carriera, lasciando nelle mani dell'americano tutte e quattro le cinture dei supermedi. Per un campione abituato a dettare le condizioni dei match, era stata una sconfitta pesante, non soltanto sul piano sportivo.

Era arrivato poi l'intervento al gomito, seguito da un lungo periodo di inattività. Nel frattempo Crawford aveva annunciato il ritiro, mentre le cinture mondiali erano tornate a dividersi tra diversi campioni.

A Riad, Canelo non ha riconquistato lo status di campione indiscusso. Ha ripreso una sola delle quattro cinture, quella WBC, ma lo ha fatto contro un pugile di 31 anni che non aveva mai perso da professionista. Un risultato che non cancella la sconfitta contro Crawford, ma ridimensiona almeno per il momento le ipotesi di un declino ormai irreversibile.

Subito dopo l'incontro, il messicano è apparso particolarmente emozionato. Ha spiegato che vincere nuovamente un titolo mondiale, dopo ventuno anni di professionismo, gli ha restituito sensazioni simili a quelle della sua prima consacrazione.

Poi, inevitabilmente, è tornato a parlare di Crawford.

In un'intervista a Fight Hub TV, ripresa da The Ring, Álvarez ha confermato di desiderare ancora la rivincita, augurandosi che l'americano possa decidere di uscire dal ritiro. Al momento, però, non esiste alcun accordo né una data annunciata per un secondo incontro. Crawford, che ha chiuso la carriera da imbattuto, non ha manifestato una concreta intenzione di tornare sul ring per affrontarlo nuovamente.

Canelo ha invece dichiarato di voler trascorrere un paio di settimane di riposo prima di tornare al lavoro e valutare il prossimo passo.

La differenza è tutt'altro che secondaria: una cosa è desiderare la rivincita, un'altra è riuscire a convincere un pugile ritirato, che ha già vinto il primo incontro, ad accettarla.

Un campione ritrovato, ma non tutte le risposte

La sconfitta non ridimensiona necessariamente il valore di Christian Mbilli, che a 31 anni ha ancora tempo e qualità per ricostruire la propria posizione nei supermedi. Per lui si è trattato soprattutto di un incontro con un livello di esperienza e di lettura tattica che, fino a oggi, raramente aveva dovuto affrontare.

Per Canelo, invece, la serata di Riad restituisce qualcosa che sembrava aver perso: la capacità di imporsi contro un avversario giovane e ambizioso, senza dover inseguire lo spettacolo a ogni costo.

Non sappiamo se rivedremo mai Álvarez contro Crawford. Né se il messicano riuscirà a riunificare ancora una volta le cinture della categoria.

Sappiamo, però, che a 36 anni Canelo ha dimostrato di saper ancora vincere ad altissimo livello. E che, a volte, dodici round senza KO raccontano molto più di una conclusione spettacolare.

La cintura WBC è tornata nelle sue mani. Il conto con Crawford, invece, resta aperto.

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